Venerdì 9 giugno 2017 ore 16.15 – 17.45
Polo didattico dell’Università di Parma, Strada Pietro Del Prato, 5
Workshop in collaborazione con Rosa Luxemburg Stiftung
2. Delitti di Solidarietà. Criminalizzazione delle reti di supporto a migranti e rifugiati
Lancio in plenaria: Giulia Scalettaris (EHESS, Solidarity Watch)
Facilitatori: Elena Fontanari (Escapes, Università di Milano), Martina Tazzioli (Swansea University)
Aula B
Negli anni 2014 e 2015 i riflettori dei media hanno reso visibili i transiti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati che entrando in Europa attraverso le porte-sud – Italia e Grecia – decidevano di proseguire il loro percorso migratorio verso altri paesi del nord Europa, violando così gli accordi di Schengen e il Regolamento Dublino.
Tali transiti dei rifugiati sono stati supportati da associazioni, singoli cittadini, attivisti, che localmente si sono attivati in azioni di supporto e logistica al transito, così come di soccorso umanitario, in risposta ad una quasi totale assenza da parte delle istituzioni e autorità locali preposte. Fornire cibo, riparo per la notte, coperte contro il freddo, informazioni sulla richiesta d’asilo, ma anche occupare luoghi abbandonati per scopi abitativi, sono solo alcune delle diverse pratiche di solidarietà che si sono moltiplicate localmente ai confini dell’Europa e nei luoghi di transito interni allo spazio Schengen, come ad esempio Ventimiglia, Trieste, Calais, Como, l’isola di Lesbo, la val Roia in Francia.
Il 2016 è stato segnato dalla risposta istituzionale a quel fenomeno che dopo l’estate del 2015 è stato definito e costruito come “crisi dei rifugiati”. Gli accordi bilaterali come quello EU-Turchia, la messa in atto dell’ hotspot approach, e i rinnovati controlli tra le frontiere interne degli stati membri dell’Unione Europea, sono stati alcuni segnali di risposta delle istituzioni europee e dei governi nazionali con l’obbiettivo di riorganizzare il sistema di controllo e gestione delle migrazioni in Europa.
Al fianco di queste politiche di rafforzamento dei confini esterni e interni dell’Unione Europea, si aggiunge un progressivo processo di criminalizzazione della figura del “rifugiato” che viene associato progressivamente alla figura del terrorista, soprattutto a seguito anche dei diversi attacchi di Parigi e Bruxelles, ma anche Nizza, Berlino, Londra, e Stoccolma.
In questo clima di rinnovato controllo statale sui movimenti migratori verso e dentro l’Europa, le reti di supporto e le azioni volontarie di solidarietà sono state considerate d’intralcio ai nuovi meccanismi di gestione delle mobilità migranti, e dunque si è dato avvio a diffusi processi di criminalizzazione del supporto al transito e delle azioni di aiuto umanitario e solidale. Le pratiche e reti di solidarietà da tollerate perché colmavano le lacune istituzionali – negli anni precedenti – diventano oggi l’oggetto di un processo di criminalizzazione che considera il rifugiato – e chi lo supporta – pericoloso e indesiderabile.
Famosi sono gli esempi dei processi penali fatti all’agricoltore Cedric Herrou, abitante della Val Roia in Francia che ha ospitato diversi migranti in transito, e al ricercatore universitario Pierre-Allain Mannoni, che ha dato un passaggio in macchina a tre giovani donne eritree. In Italia i casi più noti sono stati i fogli di via dati a 15 attivisti nella città di Como a seguito di una manifestazione di protesta, le indagini e l’apertura di un procedimento penale nei confronti di 7 volontari/e ed ex-volontari/e della Onlus “Ospiti in Arrivo” di Udine, e fogli di via ad attivisti della rete “no border” emessi dalla Questura di Imperia con il divieto di mettere piede a Ventimiglia e nelle zone circostanti.
La criminalizzazione di queste diverse pratiche di solidarietà e supporto ai migranti e rifugiati si basa su una direttiva europea del 2002, la “Facilitation Direttive”, che afferma il principio di violazione della legge nel momento in cui si aiuta un migrante ad entrare in Europa o a muoversi liberamente nel territorio europeo. Il problema di questa direttiva è l’ambiguità che crea nel costringere gli stati membri a prevedere sanzioni di tipo penale per una vasta gamma di comportamenti che vanno dalle azioni di smuggling vere e proprie a quelle di assistenza umanitaria e supporto.
Non tracciando una linea netta che distingue gli smugglers dagli operatori umanitari e/o cittadini solidali, si forma così una zona grigia di ambiguità legislativa e incertezza giuridica in cui umanitario e securitario si incontrano, fondono e confondono, lasciando così ampio spazio alla discrezionalità dell’applicazione delle leggi e delle conseguenti sanzioni penali.
In Italia, la fusione e l’intreccio tra pratiche umanitarie e securitarie viene inoltre sancita da alcuni emendamenti dei Decreti Minniti, che trasformano di fatto la figura dell’operatore sociale in “controllore” sociale – oltre a svuotare e comprimere ulteriormente il diritto d’asilo eliminando un grado di giudizio al ricorso contro i dinieghi.
Queste contraddizioni e trasformazioni che stanno velocemente trasformando gli spazi di migrazione e conflitto che viviamo ogni giorno nei territori, saranno alcuni dei temi che discuteremo in questo workshop, con l’obbiettivo non solo di capire cosa sta succedendo ma anche di provare a pensare a delle modalità di reazione collettiva difronte a questi veloci processi di criminalizzazione e restrizione dei diritti.
Parteciperanno alla discussione:
- Lucia Gennari (ASGI Roma, consulenza legale per See Watch)
- Collettivo Como Senza Frontiere
- Luca Giliberti e Luca Queirolo Palmas (Università di Genova)
- Giulia Scalettaris e Chiara Pettenella (Osservatorio Solidarity Watch)
- Neva Chocchi (Centro sociale TPO Bologna)
- Davide Carnemolla (Welcome to Europe)
- Bianca Benvenuti (Msf Italia )
- Lucia Borghi (Borderline Sicilia)
- Michela Semprebon (Antenne Migranti)
Vai alla pagina della conferenza
Vai al programma generale